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Valvulopatie e la paura dell’intervento: quanto è importante fare prevenzione

A cura di:
Coordinatore nazionale della Cardiochirurgia di GVM Care & Research. Cardiochirurgo Specializzato nel trattamento Cardiochirurgico Mininvasivo e Nanoinvasivo della valvola mitrale.
Valvulopatie e la paura dell’intervento: quanto è importante fare prevenzione

Le patologie che interessano la valvola mitrale del cuore sono oggi molto diffuse, più di quanto si possa immaginare.  Nell’ampio spettro di valvulopatie, la più frequente è l’insufficienza mitralica che registra ogni anno 250.000 nuovi casi in Europa, seguita dalla stenosi mitralica e dal prolasso della valvola mitrale. Anche se con sintomi e manifestazioni differenti,  tutte queste patologie causano un’alterazione del flusso del sangue durante le contrazioni del cuore, per via della chiusura difettosa della valvola, situata tra l’atrio e il ventricolo sinistro.

Nonostante l’ampia incidenza, le valvulopatie mitraliche sono sempre più spesso sottovalutate e i pazienti generalmente arrivano in ritardo dal chirurgo. Questo accade perché le problematiche legate alla valvola mitrale non vengono riconosciute per tempo e i pazienti fanno fatica a fare prevenzione in quanto temono l'eventuale esito della diagnosi e la possibilità di doversi sottoporre all’intervento chirurgico.

A tal proposito va detto che un intervento cardiochirurgico eseguito in maniera tempestiva, in un paziente che può recuperare in tempi ridotti la propria autonomia, è senza dubbio la soluzione ideale. Esistono studi scientifici recenti che hanno dimostrato quanto sia importante eseguire in tempi rapidi, dopo gli opportuni controlli e le giuste verifiche con lo specialista, un intervento chirurgico per riparare la valvola mitrale, senza aspettare che si manifestino i primi sintomi di insufficienza cardiaca o fibrillazione atriale.

In caso di intervento precoce, i cardiochirurghi possono inoltre adottare più facilmente tecniche mini-invasive che consentono un recupero più rapido del paziente, migliorano la qualità della sua vita e riducono anche l’impatto estetico dell’operazione, rispetto alla chirurgia tradizionale.

Un’operazione al cuore ha in molti casi una componente soggettiva di paura: ma oggi  gli interventi tendono ad essere più sicuri rispetto al passato. Il rischio operatorio è molto personalizzato, dipende non solo dalla malattia del cuore ma da come si presenta il paziente al momento dell’intervento, in particolare dalla concomitanza di altre patologie di natura cerebrale, respiratoria o renale. In ogni caso i risultati sono migliori rispetto a molti anni fa, e in questo l’affinamento delle tecnologie ha avuto un ruolo decisivo.

Dunque il timore di un’eventuale operazione al cuore non deve essere un freno per la prevenzione. E’ importante tenere sotto controllo il cuore e le sue valvole, già dai 40 anni in poi,  in centri competenti nel trattamento delle valvulopatie. E’ consigliato affidarsi a strutture dove il cardiologo, eseguiti i primi controlli diagnostici, sia in grado di selezionare e indirizzare il paziente ad altri esami specialistici quando si verificano le condizioni per approfondimenti specifici, in stretta sinergia con il cardiochirurgo.

In questa maniera si può realmente scongiurare il rischio di complicazioni che possano far peggiorare lo stato di salute del paziente.

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