Salute e Intelligenza Artificiale: il Prof. Speziale spiega perché è necessario una vera rivoluzione culturale

L’intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia da apprendere, ma un cambiamento culturale destinato a trasformare il modo di concepire la sanità moderna. È questo uno dei temi al centro dell’intervento del professor Giuseppe Speziale, cardiochirurgo al Santa Maria Hospital e vicepresidente di GVM Care & Research, intervenuto durante l’AI Week, occasione di confronto sulle sfide tecnologiche e sul futuro dell’assistenza alla persona.

Secondo il professor Speziale, l’AI applicata alla sanità non deve essere considerata come una materia da aggiungere ai percorsi universitari, ma come uno strumento capace di incidere profondamente sull’organizzazione, sulla cultura medica e sulla relazione con il paziente.

“Non stiamo capendo che non è una tecnologia da insegnare solo all’università. Bisogna introdurla come una rivoluzione culturale”, ha spiegato Speziale. “A volte i prompt li scrivono meglio i non ingegneri, persone che non appartengono al settore tecnico, perché capiscono bene il mondo e riescono a trasferirlo negli interrogativi”.

In questo scenario, i dati assumono un valore strategico. La vera sfida sarà costruire sistemi capaci di integrare informazioni cliniche, genetiche, ambientali e comportamentali, così da superare una medicina basata esclusivamente su protocolli standardizzati e avvicinarsi a un modello sempre più personalizzato.

“Per anni abbiamo visto protocolli standardizzati e pubblicazioni che indicavano un farmaco per una determinata malattia. Ma noi non siamo standard, non siamo tutti uguali. Lo stesso farmaco può avere effetti diversi da persona a persona”, ha sottolineato.

L’intelligenza artificiale, quindi, non sostituirà il medico in quanto tale, ma potrà cambiare profondamente il modo in cui la professione viene esercitata.

“L’AI sostituirà il medico che non la utilizzerà”, ha affermato Speziale. “Ci saranno medici capaci di usarla e medici che non lo saranno. Le persone si rivolgeranno ai primi e il sistema premierà chi saprà integrarla nella pratica clinica”.

Tecnologia e umanizzazione delle cure, però, devono procedere insieme. Per Speziale, la vera sfida non è automatizzare la medicina, ma renderla più attenta alla persona, alla comunicazione e alla relazione medico-paziente. Un aspetto ancora troppo poco presente nella formazione universitaria.

“Il paziente spesso ha bisogno di essere orientato. L’orientamento, la comunicazione, la capacità di entrare in relazione non vengono insegnati. I medici non sono sempre preparati a comunicare un evento avverso o un insuccesso”.

L’innovazione può contribuire anche alla sostenibilità del sistema sanitario, non solo attraverso il controllo dei costi, ma anche migliorando i risultati clinici, riducendo gli sprechi e generando valore sociale.

Nel suo ambito, la cardiochirurgia, Speziale richiama l’importanza di considerare il paziente nella sua totalità.

“Un paziente che affronta un intervento con fiducia e atteggiamento positivo guarisce più rapidamente: è scientificamente provato. Come cardiochirurgo non prendo in carico una valvola, ma il paziente con tutto il suo ecosistema. Questo significa fare il medico e costruire un’organizzazione vincente. Altrimenti siamo solo numeri”.

L’intelligenza artificiale, dunque, rappresenta una grande opportunità per la sanità, a condizione che venga utilizzata come strumento al servizio della persona. Il futuro, come emerso durante l’AI Week, non è più una prospettiva lontana: è già presente e richiede competenze, visione e capacità di cambiamento.

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